Storia - prolocogignese

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Ai nuovi arrivati ed ai suoi fedelissimi Gignese porge il più caloroso saluto, con l’augurio di una serena e gioiosa villeggiatura.
Situato a 700 metri d’altitudine, sul pendio del colle Sciarè, la capitale del Vergante vi offre la suggestione di luoghi d’incanto: ombrosi boschi, limpidi torrenti e ampi panorami che spaziano dai laghi padani al candore delle vette alpine.
Andando invece a ritroso nel tempo, l’avvallamento tra i colli dello Sciarè e della Scincina ha costituito da sempre il punto di passaggio più agevole tra il Verbano ed il Cusio; e proprio qui, probabilmente agli albori del primo millennio, sorse un alpeggio che dal suo primo o più noto proprietario: Zinexio o Genesio derivò il suo nome.
Il villaggio, così attestato nel XIII secolo, era compreso nella giurisdizione del Vergante, che ebbe capoluogo Lesa e che dal Quattrocento fino alla Rivoluzione francese fu feudo della famiglia Borromeo.
Nel 1928 con l’aggregrazione dei contermini comuni di Vezzo e Nocco si formò il Comune con denominazione e capoluogo Gignese.
Vezzo ha conservato nel centro storico la tipologia del suo passato contadino, mentre alla periferia si è arricchito di nuovi insediamenti residenziali. Domina l’abitato la settecentesca chiesa ai Ss. Giovanni e Paolo, con l’imponente gradinata, mentre a levante la via “al castello” conduce ad una cinquecentesca casa-forte. Più in basso il centro sportivo è il punto di riferimento e di ritrovo per le numerose iniziative
estive.
Nocco è un grumo di case attorno alla sua chiesetta dedicata a S.Stefano, di origini romaniche ma di struttura secentesca. Conserva una pregevole tela del XVI secolo con lo Sposalizio di Maria e Giuseppe. Dal sagrato si gode la più bella veduta di Gignese e dei colli che salgono al Mottarone. Anche a Nocco si sono costruite molte villette sul colle Baré, dove trascorre l’estate l’affezionata colonia villeggiante
e i nocchesi sparsi in Italia. L’ex casa parrocchiale ospita le iniziative estive e soprattutto apprezzati incontri conviviali per gli amanti della buona tavola.
Spiritualmente, Gignese fece parte della pieve di Baveno fino al 1609, allorché divenne parrocchiale la sua chiesa dedicata a S. Maurizio, eretta forse nel XV secolo, ma ricostruita nel secondo decennio del Settecento.
La chiesa di S. Rocco, ricostruita anch’essa nel Settecento, conserva un organo Brunelli, una statua della Madonna in cornice barocca e una tela di pregevole fattura.
L’economia di questi paesi, che si fondava sull’allevamento del bestiame, andò in crisi nell’Ottocento, costringendo la maggior parte degli abitanti ad una massiccia emigrazione. Tra le varie attività svolte, divenne monopolio degli artigiani del Vergante la riparazione, la fabbricazione e il commercio degli ombrelli, come testimonia il singolare Museo dell’Ombrello e del Parasole, unico al mondo.
Allo spopolamento del paese supplirono l’apertura di miniere di piombo e zinco nei pressi dell’Agogna, ma ancor più l’avvento del turismo.
Ne furono precursori i maggiori pittori lombardi che dipingevano en plein air. Bianchi, Carcano, Dell’Orto, Gignous, e tanti altri, come Leonardo Bazzaro, che qui abitò e volle essere sepolto.
Poi, sui colli dove pascolavano le mandrie, sorsero lussuose ville e prestigiosi alberghi per un turismo d’elite che coniugava la mondanità di Stresa con il fascino montano del Mottarone, dal 1911 comodamente raggiungibile con un trenino e, dal 1970, con la funivia.
Della vocazione artistica del luogo perdura l’eco nelle sculture di Ernesto Bazzaro e di Umberto Milani, senza tralasciare la pala della parrocchiale: una Deposizione firmata e datata nel 1562 da Fermo Stella di Caravaggio, allievo di Gaudenzio Ferrari.
Il paese conserva ancora il suo cuore antico, ovvero la struttura tipica dei villaggi montanocontadini, nelle strette e ripide viuzze, negli ampi cortili ombrosi e silenti che si aprono oltre i portali, nelle case ingentilite dai loggiati ad arco su colonne di granito o sarizzo.
Attorno al centro storico è poi sorto il nuovo Gignese delle villette e delle palazzine, con centri sportivi (golf, tennis), le passeggiate nel verde, le attrazioni (Museo dell’Ombrello, Giardino botanico Alpinia, funivia del Mottarone, ecc.).
Non avete che l’imbarazzo della scelta!
Concedetevi lunghe passeggiate per riempirvi i polmoni d’aria pura, gli occhi di meraviglia e il cuore di stupore. E al ritorno, sedetevi per un gelato o un caffè ai tavolini del bar, per godervi il tramonto del sole che indugia pigramente là verso Coiromonte sopra le Tre Montagnette, mentre le stradine si affollano di villeggianti. Alla sera, poi, non mancherà l’occasione per fare allegria e quattro salti al suono di un’orchestrina...
Allora, buone vacanze, e buon divertimento!

Grassi Vittorio

 
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